domenica 28 ottobre 2012

RUN DEL DIRETTIVO 2012


Eccoci di nuovo, un anno è passato dal primo Run del Direttivo (vi ricordate la corsa in notturna e il Belgio?) e Walter è riuscito a sorprenderci nuovamente, per la seconda volta. Ma  non saltiamo troppo velocemente alla fase conclusiva, adesso vi racconto un po’ come è andata...

Quest’anno, anche a causa degli impegni di lavoro (se così possiamo chiamarlo) del Director, il run parte il sabato mattina anziché il venerdì sera: orario diverso ma stesso luogo, lo Speed Shop.

Sveglia presto, il ritrovo è alle 9.00. Purtroppo, per deformazione professionale, alle 7.00 ho già gli occhi spalancati. La borsa è pronta, bagaglio essenziale. “L’Azzurra”  ha il pieno e le gomme sono gonfie. Piove, già che si sapeva. Ma piove veramente forte. Pazienza, vorrà dire che invece di indossare la tuta da acqua più tardi, la indosserò da subito. Allo Speed Shop in orario (anche 20 minuti prima), non tardo a scoprire che manca un bel po’ di gente del Direttivo. Non a causa della pioggia, quasi tutti quelli che mancano lo avevano detto con largo ed insospettabile anticipo. Siamo 10 più Walter che alle 9.00 è già al telefono con Marzio riluttante a partire sotto un acquazzone scrosciante.. ma poi lo convince minacciandolo. Inaspettatamente manca lo Zio. La cosa insospettisce qualcuno mentre Leo  ci assicura che è a causa della Zia che lo ha obbligato a rimanere a casa per fare le pulizie. Nell’attesa di partire, alimentato dalle troppe e strane defezioni, comincia il Toto-destinazione. Ma tutte le ipotesi saltano non appena Walter esce dall’ufficio con  5 buste: ci divide a coppie e ce ne consegna una per coppia accompagnandola con una carta stradale della Toscana: caccia al  tesoro?!?!. Io faccio coppia col Boccia. Nella nostra busta c’è una lettera sigillata, DA NON APRIRE, ed un’altra lettera sulla quale c’è indicato un percorso da seguire che, attraverso il Chianti, ci condurrà a Colonna del Grillo dove, una volta arrivati al Ristorante “Il Bivacco”, dovremo chiamare il Director. “Dai Boccia!”, inutile discutere, chiudiamo bene le tute da acqua e partiamo. 

Praticamente, fino alla Certosa la pioggia è costante mentre all’Impruneta diventa scrosciante. La strada, seppur bagnata, è pulita ed abbastanza libera. Le moto sono ok, le tute fanno il loro lavoro. Verso le 11.30 arriviamo ad un check-point obbligatorio segnato sul percorso, Lucolena, quattro case sperse nel Chianti. Non c’è nessuno se non quattro extracomunitari che chiacchierano sotto la tettoia di una fermata dell’autobus ed un alimentari con tre vecchietti al suo interno. Entriamo per fare il punto cartina, all’asciutto, e ne approfittiamo anche per il primo bicchiere di vino rosso con un panino e un pezzo di schiacciata con l’uva: lo scontrino ci servirà poi per dimostrare di essere passati dal check-point. Mezz’oretta dopo siamo nuovamente in sella. Qui cominciano le prime difficoltà. La strada è sempre più stretta e più sporca. Boccia rischia il “dritto” un paio di volte, io non sono da meno. Gli lancio una battuta: “ci pensi Boccia,  che casino se oggi dovevamo fare da staffetta ad un gruppo di 30 o 40 persone, con queste strade?”. La sua risposta è categorica: “con ‘sta pioggia, ma dove li avremmo trovati 30 o 40 matti con la voglia di andare in moto? ”. Proseguiamo: Cavriglia, Montevarchi,  Terranova Bracciolini, Bucine, sosta per un saluto ad un amico, Ambra, passiamo davanti alla vecchia location del Chianti Hills (quanti ricordi…) e poi arriviamo al “Bivacco”. Non serve chiamare Walter, li davanti ci sono parcheggiate due Harley. Ma non le riconosco per moto di qualche socio del Chianti. Vuoi vedere… 

Nel bar del ristorante, due membri del Direttivo del Perugia Chapter siedono ad un tavolino, sgravati dagli impermeabili e dai caschi, patch bene in vista sul gilet. Anche loro piuttosto sorpresi. “Aspettavate qualcuno?” chiedo io. “credo di si” risponde uno di loro. Scopriamo quindi che anche loro hanno una busta da consegnarci. Sulla quella destinata a noi c’è un nuovo percorso: dobbiamo raggiungere Chiusi della Verna, passando per Monte San Savino. Sulla busta destinata a loro, quella che non dovevamo aprire, c’è scritto che devono venire con noi. In entrambe le lettere c’è anche scritto di fare con molta calma e di fermarci a mangiare dove volevamo. A questo punto ci spogliamo e purtroppo scopriamo che le tute stanno cedendo e l’acqua è cominciata a “passare”. 

Al Bivacco si sa che si mangia bene: funghi porcini fritti, pici all’aglione, vino rosso ed un paio di Jagermeister. Per farla breve, ripartiamo un po’ più gonfi, sotto una pioggia battente, con destinazione Chiusi della Verna. Adesso siamo in quattro. 



Per raggiungere la nuova tappa ci impieghiamo quasi due ore. Ora l’acqua è penetrata seriamente e anche i guanti sono fradici. Arriviamo al Bar Bellavista abbastanza infreddoliti e molto umidi. Li troviamo Walter, da solo. Ci stava aspettando già da un’ora. Anche lui bagnato ma già rifocillato… alla quarta o quinta birra. Ne approfittiamo per toglierci di dosso le tutte e “svaporare” un po’. 

Praticamente l’idea di Walter è stata quella di fare in modo che i vari gruppi, ognuno con itinerario diverso, andasse via via crescendo di numero ad ogni tappa, senza sapere chi avremmo trovato alla tappa successiva. Il tutto coinvolgendo segretamente sia il Perugia Chapter sia il Ravenna Chapter.
A Chiusi della Verna attendiamo anche il gruppo con Il Principe, Ciccio e due ragazzi del Ravenna Chapter. Sta adesso a Walter guidarci fino al prossimo rendez-vous, per fortuna non lontano da li. La tappa successiva è a soli 40 km in direzione Perugia e più precisamente al bar Il Pretino a Lippiano. Tra una “ciaccia” e una “ciancia”, bevendo vino sfuso, arrivano gli altri due gruppi: ecco trovati i 30 matti pronti a guidare in una giornata piovosa come questa.


Belli pieni, di cibo e di vino, ripartiamo tutti in gruppo alla volta di Magione dove ci attende l’albergo e forse una doccia calda. Se c’è una cosa che emoziona è vedere 30 HOG Officers, Harleysti esperti, guidare raccolti in gruppo, di notte, su strade curve e sporche, sotto la pioggia. Ma ancora più emozionante è fare parte di quel gruppo e guidarci in mezzo: nessuna staffetta, velocità sostenute e nessun noioso appello ad “evitare l’effetto molla”. Un gruppo veloce e compatto, le luci rosse degli stop che si accendono raramente nonostante le molte curve e i tornanti. Nessuno che rimane indietro, nessuno che primeggia o sorpassa , fino ad un’altra destinazione.

Se volessi continuare con la cronaca potrei adesso raccontare dell’albergo, dell’assegnazione delle stanze ad estrazione, del ristorante, della pizza e dei gran boccali di birra. Oppure, se volessi creare un po’ di invidia, potrei raccontare della patch che sarà unica del suo genere. O ancora, per aumentare l’orgoglio di appartenenza al Chianti Chapter di chi legge, potrei citare i discorsi e i complimenti allo staff dei tre Director. Se volessi far ridere invece potrei raccontare come russano Ciccio ed Enzo o quanto ha speso “Trucco” del Ravenna Chapter per far andare la sua Dyna quasi quanto una Ducati (molto di più che comprarsi una Ducati). Potrei… ma mi limiterò soltanto a dirvi quanto è buono un bel bicchiere di rum alle 3 del mattino, bevuto sotto una veranda di un albergo qualunque, dopo una intensa giornata di Harley con i compagni del Direttivo del Chianti Chapter.

E’ vero che ormai, da quando il Chianti Chapter è su Facebook, le notizie corrono più velocemente e sicuramente qualcuno dei soci più sgamati ha già avuto un dettagliato racconto del Run del Direttivo… anche se sono passate appena 6 ore dalla sua conclusione. Non pretendo di essere io a raccontarvi tutto per primo. Spero solo di essere riuscito a raccontarvelo bene.

Ride Safe And Have Fun!