domenica 13 dicembre 2009

La forza delle regole (DURA LEX, SED LEX)

Leggo con dispiacere l'articolo pubblicato da Walter relativo alla prossima chiusura dei Chapter di Firenze e S.Ambroeus, a causa del prolungato mancato collegamento/riferimento ad una Concessionaria Ufficiale (Sponsoring Dealer)..
Il dispiacere, bene inteso, si riferisce alla chiusura dell'esperienza di "gruppo ufficiale" per tutte quelle persone che, a qualsiasi titolo (officers, soci effettivi, simpatizzanti ed amici), hanno gravitato intorno al Chapter, lavorato per esso (spesso tralasciando gli interessi individuali, magari anche gli impegni familiari) in nome di un ideale di amicizia, che è il collante stesso del gruppo, al di là delle moto, che offrono solo l'occasione, il mezzo, attraverso il quale incontrarsi e vivere questa amicizia..
Si dirà che non c'è bisogno di un "gruppo ufficiale" per essere amici e frequentarsi e questo è sicuramente vero.. Ma il senso di appartenenza ad un'entità di gruppo, i colori sulle spalle, ti fanno sentire speciale, ti rendono orgoglioso, ti identificano come "appartenente al gruppo" e ti rendono

 responsabile del tuo operato agli occhi del gruppo (spesso questo viene dimenticato..) e di fronte agli altri: non esiste "solo" una semplice responsabilità individuale, bensì una responsabilità che accomuna tutti coloro che vestono gli stessi colori.
La chiusura di un gruppo, pertanto, investe tutti questi aspetti.. è un pò come il fallimento di un matrimonio, è una perdita di identità, una cosa che ti rende, in alcuni casi, come in un naufrago in balia delle onde.
I fatti sopra citati ci danno modo di poter raccontare qualcosa che non molti del panorama Hog, soprattutto le nuove leve, sanno essere successo, ed implementare questo blog con altre "nozioni storiche" del mondo H-D/HOG in Italia... con il contributo di chi personalmente ha vissuto un'esperienza analoga e confermare come il senso di sconforto e dispiacere che si vive, continua a bruciare per parecchio tempo.
E' il fallimento di un'idea, giusta o sbagliata che sia, per la quale si era lavorato con tanto entusiasmo.
Lo Statuto della HOG prevede e stabilisce che ogni Chapter sia emanazione di uno Sponsoring Dealer e, il venir meno dell'organismo da cui ha origine il Chapter, determina la chiusura del gruppo. Tanto più che il Chapter è stato concepito proprio come "gruppo di affecionados" della Concessionaria, cioè di clienti che si servono e ruotano intorno alla Concessionaria di riferimento.
Così come, alcuni anni fa, HOG Italia si oppose alla diffusione, a macchia d'olio, di una "sezione distaccata" del Daytona Beach Chapter: fenomeno anomalo per il panorama dei bikers italiani.
Lo Statuto della HOG riconosce la possibilità ai soci HOG di iscriversi a qualsivoglia Chapter nel mondo. Questa possibilità consentì ad un gruppo di amici del Lazio di iscriversi al Daytona Beach Chapter della Florida e, nel corso dei mesi successivi, di passare dagli iniziali 13 membri al vistosissimo numero di 55, tutti iscritti regolarmente e regolarmente muniti di colori ufficiali (patches catarifrangenti bianche disponibili sul catalogo ufficiale della HOG)..

Questo fenomeno, vissuto dai soci stessi con enorme entusiasmo e passione, ma con poca conoscenza delle usanze e delle regole "non scritte", destò l'attenzione della HOG stessa e degli MC locali. Furono prese posizioni di rottura nei confronti del gruppetto da parte degli MC del Lazio (Hell's Angels in testa) e da parte della stessa HOG Italia..

Alcuni soci del Daytona Beach Chapter "italiano" iniziarono a frequentare i raduni HOG del 2004 (Ovindoli, Chianti Hills, Run degli Appennini), ma ben presto la presenza di questi Hoggers caciaroni, senza patria e padre cominciò ad infastidire pure HOG Italia..

Nel frattempo cominciavano a richiedere adesione a questo "gruppo anomalo" alcuni esponenti di Chapters del Nord, altri singoli bikers sparsi qua e là nel territorio italiano: il fenomeno si stava allargando e cominciava a diventare pericoloso. Non più un gruppo di persone che avevano l'amicizia come collante, ma un vero e proprio "Chapter spazzatura" (per usare l'appellativo spiacevole, ma appropriato, utilizzato da Vittorio Marasco pochi mesi dopo), un Chapter di contestatori delle "regole non scritte", un gruppo di soci HOG regolarmente iscritti ma senza un vero padre, nè controllo, nè Direttivo, nè Sponsoring Dealer... Un fenomeno che travalicava le iniziali intenzioni di chi lo aveva concepito e quelle stesse della HOG, così attenta al rapporto fiduciario esistente tra la Concessionaria e i soci del proprio Chapter.
HOG Italia non poteva consentire il crescere al suo interno di un'entità del genere!

Quando, in occasione del HOG Inverno del 2004, gli esponenti del Daytona Chapter "italiano" chiesero l'iscrizione alla manifestazione, Mauro Rivoltella rispose che la cosa sarebbe stata possibile qualora si fossero presentati senza colori.
Nessuno quindi andò, ferito nell'orgoglio, ed anzi il responsabile del gruppo si rivolse al Direttore del Daytona Chapter in Florida rappresentando l'ingiustizia subita. Da Daytona la vicenda rimpallò alla HOG Manager di Florida, Texas e quant'altro fino ad HOG USA e quindi ad HOG Europe e, di ritorno a Mauro Rivoltella... Ma ormai HOG Inverno era passato.. Era stata una imposizione in quel momento incomprensibile e sentita come ingiusta.
Avvenne di lì a poco un incontro chiarificatore: da una parte Mauro Rivoltella, Vittorio Marasco e Claudio Barchi di HOG Italia, dall'altra tre esponenti del Daytona Chapter "italiano"..
L'incontro avvenne a cena in un ristorante sul lago di Bracciano. Dall'incontro risultarono evidenti tutte le lezioni imparate nel corso di quei mesi:

1) Un Chapter deve essere emissione di uno Sponsoring Dealer, che deve essere Concessionaria
di riferimento, nello spirito stesso della HOG;
2) I soci di un Chapter devono far capo ad un Direttivo, che li deve indirizzare, guidare e
"controllare" (è un gioco, ma ci sono delle regole comportamentali da rispettare): il Direttivo è
scelto dalla Concessionaria;
3) La responsabilità sul comportamento dei propri membri ricade sulle spalle del Direttivo
(ovviamente si parla di responsabilità formale): il Direttivo può arrivare ad espellere i Soci e a
ritirare le patches;
4) Esistono in ogni mondo degli equilibri che si sono venuti a creare con il rispetto di alcune regole
scritte e non: rompere gli equilibri è un danno per tutti.
Il Daytona Beach Chapter "italiano", almeno per la parte riguardante i suoi ispiratori ed originatori, finì in quel momento. L'episodio e la decisione presa da quei tre esponenti generarono furibonde discussioni con alcuni degli altri soci.. Questi ultimi, per motivi che esulavano l'iniziale entusiasmo e passione, vollero continuare per alcuni mesi, pur senza l'appoggio del Chapter in Florida, ma l'esperienza miseramente fallì anche per il comportamento scorretto di chi aveva preso in mano la situazione..
Altri soci decisero di rimanere "free bikers" ed altri ancora, invece, vollero mettere a frutto l'esperienza vissuta e decisero di iscriversi all'unico Chapter che li aveva ospitati, con gentilezza e simpatia, al proprio raduno, il Chianti Chapter di Firenze.

Da qui è iniziata un'avventura magnifica, che nulla ha a che vedere con quella passata, un'avventura che stiamo ancora vivendo, per mezzo della quale abbiamo scoperto amici fantastici, persone disponibili e simpatiche che, come noi, hanno voglia di divertirsi e girare, di impegnarsi per un'ideale e per la crescita e lo sviluppo del gruppo..
Appartenere al Chianti Chapter è motivo di vero orgoglio per ciascuno di noi. Di questo il sottoscritto ringrazia tutti voi, certo anche di rappresentare i sentimenti di Danilo Sconza, Bibi Mattiucci, Laura Mattiucci e Francesco Ciliberto, gli altri esuli del Daytona Beach Chapter iscritti attualmente al Chianti Chapter!



Dario Cogo, Historian del Chianti Chapter